Trump nel pantano iraniano
Davide Frascella
5/11/20262 min read


La tregua continuamente violata da ambo le parti in queste settimane dimostra quanto sia stato priva di ogni strategia la guerra scatenata da Usa e Israele in Iran. Si pensava erroneamente che eliminata la Guida Suprema iraniana Khamenei e i suoi più stretti collaboratori la Repubblica Islamica si sarebbe squagliata come neve al sole, invece la resistenza di Teheran si è dimostrata molto efficace con il blocco inaspettato dello stretto di Hormuz, e con un regime che è riuscito a sopravvivere grazie ad una continuità dinastica del figlio Mojtaba e alla presenza di varie personalità che sono riuscite con i pasdaran e preservare la continuità delle istituzioni iraniane. Trump è stato quindi costretto malgrado le mirabolanti vittorie militari annunciate a subire la reazione dei missili di Teheran in tutto il Golfo Persico che hanno bloccato la produzione di petrolio delle ricche monarchie del Golfo e colpito diverse basi americane nell’area. Sì è poi arrivati ad una tregua che non ha portato agli americani i risultati sperati. Ora Trump deve decidere se riprendere la guerra per seguire le esortazioni di Netanyahu e dei falchi israeliani o accontentarsi di raggiungere un accordo che lascerebbe intatto il potenziale atomico iraniano e rappresenterebbe una vittoria per il regime degli Ayatollah. La strada pare segnata quindi verso una probabile ripresa del conflitto, anche se non pare che l’opinione pubblica americana sia entusiasta di questa scelta e potrebbe punire severamente l’amministrazione Trump alle prossime elezioni di midterm a novembre, dove i democratici potrebbero conquistare il Congresso e limitare fortemente l’azione politica del Tycoon. In ogni caso un conflitto limitato ai soli bombardamenti non potrebbe avere un esito favorevole anche per il persistente blocco iraniano di Hormuz e un intervento diretto di forze di terra americane in Iran come chiesto dagli israeliani avrebbe conseguenze molto pesanti per gli Stati Uniti anche per le probabili migliaia di soldati americani che perirebbero nell’azione. Un Conflitto poi aggraverebbe ulteriormente la situazione economica mondiale con riflessi in Europa, che già soffre della penuria di petrolio per il blocco di Hormuz e negli stessi Stati Uniti dove la crisi energetica e l’aumento della benzina oltre all’isolazionismo della galassia Manga stanno già erodendo il consenso dell’attuale inquilino della Casa Bianca.
